Dipartimento di Giurisprudenza

Estudio General y Universidad Primaria Turritana A.D. 1632
Università degli Studi di Sassari

Mario Da Passano

Da Passano

Professore di Storia delle codificazioni e delle costituzioni moderne nella Facoltà di Giurisprudenza.

Mario Da Passano nacque a Genova il 1° gennaio 1946. Dopo la maturità classica si iscrisse nella facoltà di Giurisprudenza, laureandosi nel 1969 con il massimo dei voti discutendo con Adriano Cavanna una tesi sul costituzionalismo ligure nel triennio rivoluzionario (1797- 99). Era allievo di Giovanni Tarello, da cui aveva ereditato l’interesse per la storia delle costituzioni e delle codificazioni, e di Vito Piergiovan- ni, da cui aveva appreso un solido metodo filologico che si ricollegava all’insegnamento di Domenico Maffei. Nel 1973 vinse una borsa di studio presso la cattedra di Esegesi delle fonti del diritto romano della facoltà giuridica genovese. L’anno successivo otteneva un contratto di ricerca. Nel 1973 pubblicava un ampio studio su Il processo di costituzionalizzazione nella Repubblica ligure (1797-99), a cui avrebbero fatto seguito altri contributi sullo stesso argomento. Aveva una vera passione per la ricerca archivistica: i suoi lavori furono sempre corroborati dalle fonti inedite in un metodo che lui amava definire “sanamente positivista”. Nel 1975 si trasferì a Sassari per ricoprire l’incarico di insegnamento di Storia delle codificazioni e delle costituzioni moderne nella fa- coltà di Giurisprudenza. Decise di trasferirsi in città, Sassari sarebbe diventata la sua città: e ad essa si legò profondamente non solo con il matrimonio con una sassarese, Maria Grazia Cadoni, ma anche – diciamo così – con la “scoperta” delle istituzioni giuridiche della Sardegna, a cui dedicò numerosi studi, dal dibattito settecentesco sulla chiusura dei campi al problema dei matrimoni clandestini sconvenienti, dalla criminalità rurale sette-ottocentesca alla legislazione penale sabauda, dalle rapine stradali alle «bardane». In que- sto filone l’opera più importante è senz’altro il volume Delitto e delinquenza nella Sardegna sabauda (1823-1844) (Milano, Giuffrè, 1984) dove analizza attraverso la documentazione archivistica la promulgazione nel 1827 delle Leggi civili e criminali di Carlo Felice ponendo costantemente in relazione la nuova consolidazione con le tipologie e lo sviluppo della criminalità. Si tratta di uno studio che evita deli- beratamente la «storia interna» della normativa per allargarla alla più ampia analisi dei fenomeni criminali. A metà tra storia giuridica e storia sociale è l’ampio saggio “La criminalità e il banditismo dal Settecento alla prima guerra mondiale” pubblicato nel 1998 in Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi. La Sardegna dell’editore Einaudi. L’altro importante filone di ricerca è stata la storia della codificazione criminale dall’età dei Lumi alla fine dell’Ottocento nel quale spic- cano le ricerche, coordinate da Luigi Berlinguer, sulla Leopoldina, la riforma legislativa del granduca Pietro Leopoldo di Toscana (1786) che abolì la pena di morte. Nel volume, Dalla “mitigazione delle pene” alla “protezione che esige l’ordine pubblico”. Il diritto penale to- scano dai Lorena ai Borbone (1786-1807) (Milano, Giuffrè, 1988), Da Passano ricostruì dettagliatamente la preparazione, l’iter formati- vo, la promulgazione del “codice” attraverso i pareri, i lavori preparatori e le riforme successive. Nel 1982 vinceva il concorso di professore associato in Storia delle codificazioni e nel 1990 quello di straordinario (confermato ordinario nel 1993) in Storia del diritto italiano nella neonata Facoltà di Scien- ze Politiche, di cui, dal 1997 al 2004, fu vicepreside. Negli anni Novanta Da Passano ha dedicato la sua attenzione alla storia del diritto penale in Italia, occupandosi in particolare dell’esperienza legislativa degli Stati preunitari e di alcune tematiche giuridiche della storia unitaria (il dibattito sulla pena di morte, il ruolo della giuria nel processo penale, il pubblico ministero, le statistiche giudiziarie, le relazioni dei procuratori generali, l’unificazione legislativa), tracciando anche alcuni significativi ritratti di penalisti (Pansini, Carrara, Carmignani, Ardigò). Il volume Emendare o intimidire? La codificazione del diritto penale in Francia e in Italia durante la Rivoluzione e l’Impero (Torino, Giappichelli, 2000) è un’ampia, penetrante riflessione sulle riforme penali della Rivoluzione francese, sulla codificazione napoleonica e sull’esperienza italiana. Progettava un altro volume sulla storia del diritto penale in Italia dalla Restaurazione al codice Zanardelli. Aveva pubblicato, anticipando questi temi, alcuni significativi studi sulle esperienze codificatorie dello Stato pontificio, della Re- pubblica di Lucca, del Granducato di Toscana, del Regno di Napoli, degli Stati Estensi. Un rilievo particolare merita il volume collettaneo, da lui curato, Le colonie penali nell’Europa dell’Ottocento (Roma, Carocci, 2004) – del quale è stata realizzata, a cura di Hans Schlosser, la traduzione tede- sca (Berlin, Berliner Wissenschafts-Verlag, 2006) –, per una tematica indubbiamente originale, mai affrontate prima di allora dalla storiografia. Nell’ultimo periodo della sua attività di ricerca hanno assunto un nuovo interesse temi quali il vagabondaggio, l’alcolismo, il duello, il regime carcerario, i lavori forzati, nei quali la storia giuridica si confonde con quella della società. Da Passano «è stato il più grande storico della legislazione penale che l’Italia abbia avuto», ha scritto di lui Mario Sbriccoli. La morte – avvenuta improvvisamente a Sassari il 23 aprile 2005 – lo ha colto nel pieno di una fervida attività intellettuale e accademica. Dal 1995 al 2001 aveva diretto il Dipartimento di Storia ed era stato poi Preside della Facoltà di Scienze politiche. Faceva parte del comitato di direzio- ne della Rivista di storia del diritto italiano e di Diritto penale XXI secolo.

Tratto da Antonello Mattone, in Storia dell'Università di Sassari